IL MANDIR DELLA PACE

Rete internazionale di volontariato culturale, sociale e umanitario

Pensiero, parola e azione: Vivere in positivo tratto dal libro di M.Gabriella Lavorgna''Lo specchio dell'anima''

Pensiero, Parola ed Azione - Vivere in Positivo

Senza una cultura di pace nel mondo non si potrà risolvere alcun conflitto. Il grande Gandhi si esprimeva sui mali del mondo che derivano, a suo dire, unicamente dalla paura e dalla mancanza di fiducia nell’altro per cui è necessario un vero e proprio cambiamento nel nostro modo di rapportarci con gli altri. Pace significa un ‘unità di intenti che si forma via via per effetto dall’apporto di varie correnti di pensiero, di fede, di concezioni di vita a livello politico, ambientale, economico-sociale, tutte intese alla ricerca di possibili accordi. Pace è cessazione di contrasti di ogni tipo e grado (Non violenza), è applicazione di valori, (Verità e Rettitudine), è Tolleranza e Compassione. Pace significa il raggiungimento di una civiltà superiore, dove l’armonia e l’ordine non vengono imposti ma nascono dalla Consapevolezza con cui uomini che hanno acquisito il senso della responsabilità verso se stessi, gli altri e tutto ciò che li circonda mettono in discussione le loro stesse idee e cercano di intendere quelle altrui. La Pace nasce da un autentico dibattito, in cui ogni interlocutore non tende a raggiungere la vittoria ma l’armonia di un accordo. Pace dunque come unione di volontà, unità finale di azione. Per operare dei veri cambiamenti, per far luce, quando la confusione regna sovrana, e si attribuiscono responsabilità al mondo che ci circonda, occorre fare un salto “quantico”, vibrazionale, di cambiamento di coscienza. Consapevolezza che si manifesta con l’attitudine all’azione ed attiene quindi alla sfera del fare. Pensiero, parola ed azione sono collegati da un unico filo conduttore, con corpo, mente e anima, alla cui base sta la coerenza. Pace, Amore, giustizia, fratellanza, libertà, uguaglianza (nella diversità), benessere, armonia sono tutti miraggi umani che per ora rappresentano una meta irraggiungibile come in un perpetuo supplizio di Tantalo e che dipendono, per la loro realizzazione solo dal livello della coscienza di chi deve dare la risposta a questa domanda. Se nel passato l’educazione verteva intorno nel preparare ad una professione e allo sviluppo dei tanti aspetti della mente, con metodi coercitivi perché imposti dall’esterno, l’educare torna al suo significativo originario di e-ducere, cioè insegnare secondo i valori dell’Anima, alla luce di quello spirito che opera all’interno di ogni individuo e di ogni cosa. “Perché oggi si assiste ad un folle Essere umano, dalla mente “obnubilata”, in preda ad un cieco e cupo vaneggiamento della “Coscienza” ed in balia di una sorta di sbronza psichica (perché questo è quanto sta avvenendo oggi nel cuore dell’Umanità), a causa della quale l’individuo, vedendoci ”doppio”, combatte , odia, incrimina, discrimina, sottomette, ammorba, distrugge, litiga e se la prende sempre con un “Altro”, che rappresenta, invece solo un’allucinata Visione di se stesso, come afferma il Prof. Vittorio Marchi, nel suo libro “La Scienza dell’Uno”. La Vita è cambiamento, è un onda in divenire, si tratta di un processo dinamico. Ogni nostro istante non è mai uguale all’altro e noi non siamo mai gli stessi da un istante all’altro. L’equilibrio è sapersi districare nella polarità degli eventi, non evitando gli estremi perché la vita contiene dolore e piacere contemporaneamente. Il positivo e il negativo sono due aspetti della medesima energia. Se vuoi chiama il Mondo ”La Valle del fare anima”, scoprirai così a che serve il Mondo. Al tempo in cui leggevo questi brevi versi di un poeta inglese, J-Keats , ero reduce da un viaggio in Oriente. In India, per la precisione, dove ebbi modo di trascorrere un mese, durante il quale mi sembrò come se mi presentassi senza pelle nelle strade e nelle piazze o nei templi brulicanti di ogni sorta di Umanità. Tutto ciò che mi sfiorava mi segnava. Le immagini forti di quella realtà penetravano in me e andavano dritte a colpire il bersaglio, come frecce scoccate da un arciere particolarmente capace di colpire il punto desiderato. Tornai in Italia trasformata, anche se non ne avevo ancora la consapevolezza. Da quel momento, come se fossi stata protagonista di un’esperienza iniziatica, cambiai atteggiamento nei confronti della vita e tutte le mie scelte successive furono orientate a cercare di far luce su quanto di profondo avevo vissuto, a livello psicologico, nel corso di quel viaggio. In special modo attraverso i sogni, il mio subconscio mi sollecitava ad assumere la responsabilità della mia vita, facendo emergere l’esigenza imprescindibile di viverla pienamente, integrando alcune parti di me stessa che fino a quel momento avevo, invece, tagliato fuori dalla coscienza. Infatti il partire, il mettersi in viaggio, può costituire un tentativo inconscio teso a colonizzare con la coscienza alcune zone inesplorate della nostra Psiche. E’ come penetrare nel cuore di una grande foresta dove il percorso diventa più arduo e in cui giunge la luce. Ma è proprio lì in quel luogo senza spazio e senza Tempo, in quella zona difficilmente raggiungibile che possiamo imbatterci negli alberi più vecchi, intatti. L’occhio umano, incontrandone uno rimane catturato, quasi si trovasse di fronte a qualcosa di sacro che è sempre esistito e di cui non immaginava la bellezza e la grandiosità. Ho sentito l’esigenza di parlare della mia esperienza personale per riuscire a dare l’idea di cosa significa per ognuno di noi entrare in relazione con questa parte della psiche, lasciata magari per anni inascoltata e che può fare irruzione improvvisamente nel corso della nostra esistenza. Realizzare il Sé , “lo specchio dell’anima”, ha un triplice effetto sull’Essere umano, perché lo spinge a dare un Senso alla Vita, a determinare una nuova visione del Mondo e riorganizza la coscienza che si orienta su nuovi valori. Se i pensieri e le emozioni sono ben allineati sullo stesso obiettivo allora ogni azione sarà forte, sicura e facilmente produrrà successo. Quando uno pensa una cosa e riesce anche a sentirla allora si dice che ha fede, che crede, che è una persona sicura di Sé. Ma per giungere a ciò dobbiamo riuscire a far pace con la nostra ombra. In questo senso essa rappresenta una tappa fondamentale che non è sempre facile superare perché essa comporta il confronto con tutti quegli aspetti che non vogliamo riconoscere come nostri e che quindi proiettiamo difensivamente fuori da noi, in quanto rappresentano una minaccia per il nostro equilibrio psicologico. Ciò produce l’illusione che il male è solo fuori di noi, consentendoci di poterci autorappresentare come creature fatte soltanto di “luce”. Ma anche in natura le cose non stanno esattamente in questi termini. Infatti si è mai visto qualcuno camminare al sole senza fare Ombra? Pur essendo illuminati dalla luce i nostri corpi gettano un’ombra scura. In tutti c’è una parte che occultiamo anche a noi stessi. Il processo educativo è finalizzato sin dai primi anni a farci sviluppare il lato luminoso della personalità. E allora quella parte oscura, lasciata inascoltata, e che di conseguenza non viene nutrita perché non riceve il debito riconoscimento dove va a finire? E’ come se la chiudessimo in un sacco immaginario e che ci portiamo inconsapevolmente sulle spalle lungo il percorso della nostra vita. Vorremmo non aprirlo mai quel sacco per guardare cosa contiene, ma tutte quelle parti nascoste al suo interno regrediscono e diventando ostili, sottraendo una grande energia psichica all’individuo. E’ energia messa al servizio delle difese e non della coscienza che, con il passare del tempo, subisce un depauperamento. In altre parole se abbiamo riempito troppo quel sacco ci resta poca energia creativa. Il sacco è, comunque, pieno di energia cui, però, non possiamo attingere. Aprire quel sacco, guardare cosa c’è dentro, riconoscere gli oggetti solo apparentemente estranei a noi costituisce il primo momento del confronto e dell’integrazione con l’Ombra. Guardando la nostra ombra significa sostanzialmente confrontarsi con l’archetipo del Bene e del Male. Nel nostro Sé interiore c’è il potere alchemico che dà forza alla vita, la pura essenza che non ha bisogno di identificarsi con la materia e le emozioni, la possibilità di rinascere, di ricominciare in ogni momento dall’inizio ed attingere al potere di guarigione, che è connesso con tutto l’Universo, tramite l’apertura del cuore. Abbiamo, quindi, la possibilità di affrontare ogni avversità, ogni cambiamento con la cognizione che è necessario accedere alla parte più profonda per poter Rinascere. “Esiste una sola Religione quella dell’Amore, esiste un solo linguaggio quello del cuore, esiste una sola casta quella dell’Umanità, esiste un solo Dio che è dappertutto”…(Sai Baba)

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